lunedì 8 dicembre 2008

BITEFIGHT

Ciao Amici,

anche io sono stato contagiato dai giochi di ruolo online, forse in virtù del fatto che sono stato ungrand giocatore di D&D e GiRSA....cmq, ora sono un vampiro (ahahah! che altro potevo essere?)
Per cui amici, sacrificate un po del vostro sangue e fatevi mordere dal vostro affezionato notturno cliccando sul lin k di seguito (non ci sono spywares o altro, è solo un gioco)

BITEFIGHT

Grazie e....buona notte!


martedì 2 dicembre 2008

RAPPORTO ADOLESCENTI:SOLI TRA SBALLO E INTERNET

Cari amici,

leggo oggi dal sito dell'ANSA che è stato presentato a Bologna il rapporto annuale sulla salute degli adolescenti, dove emerge clamorosamente (!!!) l'incremento dell'uso di alcool e stupefacenti nei giovani, insieme all'uso di Internet ma, badate bene, solo per quanto riguarda l'uso di chat e YouTube .
Cosa dire? Innanzitutto, non mi risulta nessuna novità, a parte forse una "mezza" denuncia da parte degli stessi adolescenti intervistati circa la scarsità di regole imposte dai genitori...per il resto, non sono affatto meravigliato di questi dati e anzi secondo me sono anche sottostimati (campione di 1200 adolescenti su base nazionale).
L'uso di alcool e droghe ormai ha acquisito sempre più valenza di sostanze "socializzanti" data la scarsissima cultura generale delle nuove generazioni, unita alla pressochè inesistente capacità comunicativa (sembra che i ragazzi di oggi abbiano un vocabolario d'uso comune di poco più di 200 parole!).
Non che ai miei tempi fosse diverso, non così tanto...c'era però un enorme "freno" dato dalle regole imposte dentro casa cui era abbastanza difficile trasgredire se non con immani sforzi e sacrifici...del resto, sono convinto che la personalità si formi negli stenti e non negli agi, per cui non ci si può lamentare se i ragazzi di oggi (e ne conosco tanti) sono piuttosto....carenti di carattere e facilmente possono cadere plagiati da idee malsane imposte da personalità devianti..
Mi riferisco ad esempio ad un colloquio avuto con un mio ex-studente, tale M. che mi raccontava di fumare eroina perchè gli conferiva maggiore vigore sessuale....ora, chi ha un minimo di cultura scientifica saprà che l'eroina ha, tra i primi effetti collaterali, l'impotenza...per cui la convinta affermazione del mio giovane amico M. era basata solo e soltanto sulla base delle dichiarazioni di un non identificato ma carismatico pusher. Fortunamente sono riuscito a far desistere il novizio tossico dai suoi "consumi", e pare che ora righi dritto...ma è un caso su 1000. Non tutti i ragazzi hanno un professore o un amico competente e disposto ad affrontare razionalmente e senza pregiudizio i loro problemi, purtroppo.
Se poi aggiungiamo che il controllo sociale che le famiglie dovrebbero esercitare sulla propria prole è inesistente, anzi si avverte chiaramente il fenomeno del "difendere i figli a spada tratta anche negando l'evidenza" si capisce che alla fin fine i ragazzi non sono neanche tanto male per come stanno le cose.
Del resto, se genitori 40-45enni sono impegnati a fare i "giovincelli", dove lo trovano il tempo di badare ai propri figli? E soprattutto, che esempio volete che gli diano?
Io sono molto preoccupato nei confronti di queste nuove genrazioni, però sono anche convinto che siano ragazzi buoni e intelligenti, purtroppo ridotti a carne da macello nel nome del consumismo sfrenato e dell'appiattimento delle coscienze; io li vedo che si guardano intorno e si rendono conto che qualcosa non va, ma non hanno i mezzi e il raziocinio per capire "cosa" non vada.
Una volta Corrado Guzzanti in un suo sketch dove interpretava un "manipolatore occulto" diceva:
"obiettivo 1 completato: rincoglionire i giovani con figa, soldi e pallone"
Bravi.

lunedì 24 novembre 2008

ADDIO SANDRO

Se n'è andato.
Sandro Curzi non è più tra noi, e per uno come me che ama l'uso delle parole per la forza intrinseca che possiedono, la sua scomparsa è un grande dolore, come uomo, giornalista e politico. Per intenderci, uno della classe 1930 che a soli 13 anni entra nella Resistenza romana, a 15 ha la tessera del PCI nonostante fosse minorenne, uno che ci ha creduto, che ha documentato come giornalista fatti che hanno segnato la storia dell'ultimo secolo, dall'alluvione del Polesine alla liberazione dell'Algeria dal colonialismo francese.
Giornalista del PCI prima, poi di RAI, direttore del TG3, poi a TeleMonteCarlo, poi anche al Maurizio Costanzo Show, candidato politico nelle liste di Unità Socialista, Sandro era innanzitutto un brav'uomo, uno che anteponeva la forza della ragione alle ragioni della forza, e tanto mi basta.
In quest'epoca di omuncoli, un uomo ragionevole in meno è una perdita immane.
Addio, Sandro, la tua mancanza si sentirà.

sabato 22 novembre 2008

FACEBOOK SI - FACEBOOK NO ??

Ebbene si,
dopo tanto tempo, le mie barriere hanno ceduto e anche io sono caduto vittima del fenomeno Facebook...
E' vero, esattamente come altri siti del genere è pieno di gentaccia e gentucola, di gente che si crede qualcuno senza avere nulla da dire, di persone che credono di vivere una vita che non gli appartiene (c'è anche chi ha messo le foto della barca a vela di D'Alema spacciandola per propria!) e umanità varia (o meglio, avariata)....c'è però un piccolo particolare, che un amico mi ha raccontato: si possono cercare i nomi dei tuoi compagni di università che non vedi da dieci o più anni, dei tuoi amici con cui marinavi la scuola vent'anni fa etc.etc.
Insomma, per farla breve ho creato un mio profilo piuttosto dettagliato e mi sono messo a cercare in giro e....sorpresa! Ho ritrovato tanti cari amici e amiche perduti nelle pieghe della storia (e pure della geografia)...gente che come me vive una vita normale con problemi normali e però continua, in qualche modo, a tenersi in contatto con il mondo e con chi è loro caro.
Che dire quindi in conlcusione? Facebook è oppure non è, l'ennesima cazzata mediatica della Rete?
La risposta la potete leggere tra le righe, e per chi non l'ha capita eccola in sintesi: è un mezzo di comunicazione VIRTUALE dove gente REALE riesce a contattare persone REALI (e perciò è una buona cosa), però è anche un posto dove la gente NON REALE vive un mondo IRREALE per spacciarsi per quello che non è, o meglio per spacciarsi per quello che non ha il coraggio di essere (e questo non è una buona cosa). Insomma, non è buona nè cattiva, ma entrambe le cose, dipendendo dall'uso che se ne fa.
Io sono contento di aver ritrovato molti miei vecchi amici e aver scoperto che non sono cambiati.
A presto

mercoledì 22 ottobre 2008

BENVENUTI A STI' FROCIONI

Parafrasando Lino Banfi e Wu Ming, il titolo non è assolutamente omofobico nè intende essere offensivo per alcuno, ma sta a sottintendere la dominanza di una subcultura (specialmente politica) basata su ignoranza, pressapochismo e becero umorismo da caserma. Mi riferisco al paragonare il Ministro Carfagna a Santa Maria Goretti (addirittura!), alla Gelmini che sta finendo di demolire la scuola pubblica come già erano giunti a buon punto i suoi predecessori (di destra e sinistra, diciamolo pure), alla privatizzazione delle Università, alla "pulizia etnica" nei confronti della ricerca pubblica per finire con le dichiarazioni di un noto filosofo e pensatore (che per passatempo fa il portiere del Milan) su Mussolini e quanto era figo il fascismo, peccato per quei soliti "4" ebrei morti "per sbaglio" che pesano sulla coscienza...e via con stronzate del genere (degeneri). Ma che ve lo dico a fare, che tanto la gente insorge soltanto quando minacciano di non trasmettere le partite di calcio in "chiaro"? Ce lo meritiamo tutto questo, è evidente.
Non ho parole, sono talmente nauseato che non voglio nemmeno proseguire il post, e concludo perciò citando l'ironico (si fa per dire) CapaRezza che canta:

" Si stava meglio quando si stava peggiorando,
gli oppositori traditori peggio di Ronaldo.
Non li mandavano al fresco di una cella
ma al caldo dei Caraibi su navi di Jack Sparrow.
Prof, il ventennio pimpamelo,
scrivi che i partigiani quel tempo lo vissero.
Di relax in pedalò, piedi nudi nei sabot,
25 aprile giorno dei caduti di Salò.
Umberto di Savoia non andò via,
ma che repubblica, la gente vota monarchia.
Non c'è partita tra re e democrazia,
come mettere la PSP col Game Gear.
E la Costituzione è un cd con una traccia,
l'ultima hit da spiaggia.
Il nonno di Eminem minaccia:
"Tutta l'Europa deve suonare il piano Marshall!"


A posto così, continuiamo a farci del male.

Saluti

sabato 5 luglio 2008

ENNIO IACOBUCCI: ALCUNE FOTO

Ecco alcune foto in bassa risoluzione di quel genio del giornalismo di guerra che è stato Iacobucci.
Andate a vedere la mostra, se avete un minimo di coscienza storica e un briciolo di cuore di fronte alle sorti dell'umanità in guerra. Ne uscirete sicuramente sconvolti, ma più maturi.










ENNIO IACOBUCCI, REPORTER DIMENTICATO

Riporto di seguito l'articolo pubblicato sul blog "Malaparata" http://malaparata.splinder.com sul nostro conterraneo ENNIO IACOBUCCI, da San Vincenzo valle Roveto. Eroe tragico del giornalismo di guerra. Leggete, meditate e se potete, andate a vedere la mostra al museo trastevere a Roma.


si chiamava ennio, ennio iacobucci, e voleva diventare un grande fotografo. la fregatura è dove nasci. se nasci figlio di contadini in un paesino dell'abruzzo puoi finire i rullini sulle pecore, sui monti, sulle pietre, nessuno ti si fila, finisce che tuo padre ti da un colpo di zappa sulla macchina fotografica e ti fa capire che tra l'uno e l'altro attrezzo devi scegliere quello più duro, più pesante ma più sicuro. allora a sedici anni ennio scappa, va a roma. fa la fame, fa il lustrascarpe, insomma, si arrangia. nel sessanta incontra uno della reuters, è la svolta. va a bruxelles e impara il francese, poi a londra e impara l'inglese. poi da londra lo buttano fuori, ma lui sa già il mestiere. nel sessantasette va in palestina. c'é la guerra dei sei giorni, lui fotografa profughi e prigionieri. fotografa la guerra. ecco, ennio ha trovato il suo mestiere. far sapere la guerra, quella vera, dura, farla capire a chi è lontano, taglia l'arrosto, accende il ventilatore, gioca coi bambini. è bravo ennio, e lo sa. finito il lavoro in palestina quello della reuters lo invita ad andare con lui in vietnam. è il sessantotto, gli americani e i sudvietnamiti se le danno a morte con quelli del nord, i comunisti. ennio se ne sbatte di chi vince o perde, fotografa tutto, civili, morti, prigionieri, battaglie, ospedali, gente che dorme, che piange, pezzi di gente anche. già, lui deve far sapere. le sue foto fanno il giro del mondo. newsweek, paris match, time, il new york times. è famoso, mentre è lì sposa una ragazza vietnamita, lo propongono anche per il premio pulitzer, conosce la fallaci. poi la fregatura. se fotografi una guerra stai attento alle pallottole, alle bombe, mica alla propaganda della politica. così lui fotografa una battaglia dove americani e sudvietnamiti le prendono. per loro è una disfatta, ma lui scatta tutto, sviluppa i rullini e li consegna a france press. il servizio è pubblicato, gli usa si incazzano, lui è fuori dal giro. va in laos, in cambogia, fotografa la fine della guerra. nel settantacinque è il solo a fotografare la vittoria dei khmer rossi. ma ormai non piace più a nessuno. già, non puoi raccontare le cose come vanno e farla franca. a qualcuno pesti i piedi, e puoi anche trovarti senza lavoro. finisce la guerra e anche il matrimonio, ennio torna a casa, ma non sa che fare. non ci può vivere in un posto dove se vuoi far le fotografie devi farle agli attori famosi e ubriachi nei bar di via veneto. lui sa scattare il dolore, la tragedia, l'azione, la polvere. quel luccichio notturno son solo i lampioni e il traffico della capitale, mica i bengala su saigon o le bombe al fosforo sul mekong. ennio torna a casa, è solo, povero, in trentasette anni il mondo gli ha già dato tutto e tolto tutto. così, nel settantasette, dopo ventuno anni da quando era scappato dalla casa di contadino dei suoi, in abruzzo, per venire a roma e dopo aver girato il mondo e visto le guerre e gli aerei e i bombardamenti e gli elicotteri e la gente morta e altra gente che piange la gente morta e i soldati feriti e i pezzi di soldati saltati sulle mine, dopo tutto questo ennio iacobucci scende nella cantina di casa sua a roma e si impicca. questa è la storia di uno che voleva diventare grande, che lo era diventato, poi però il mondo è cambiato e lui non ha retto. questo fino a ieri. oggi no. oggi, dopo più di trent'anni, fanno una mostra a roma, con centoventi scatti fatti da ennio iacobucci. foto vecchie, sembra storia passata. una mostra da guardare bene, vedere l'orrore e sapere che quell'orrore esiste ancora oggi, uguale, solo più moderno, digitale, un orrore a colori fotografato a dodici megapixel. la mostra di ennio invece è roba fatta con la rollei o la leica, e la pellicola ilford o kodak in bianco e nero. centoventi foto di guerra, dure, crudeli, vere. il motivo per cui diventò famoso, il motivo per cui diventò nessuno. raccontare la verità di una guerra. oggi ennio sarebbe contento, almeno della mostra che gli fanno al museo di trastevere. di come vanno le cose nel mondo forse no, di questo sarebbe triste. di guerre da raccontare con la macchina fotografica ce n'é fin troppe nel pianeta, ma ormai non le vuol conoscere quasi più nessuno. nessuno vuol sapere la verità. di guerra si può morire una volta, non due.