giovedì 22 aprile 2010

lunedì 19 aprile 2010

MANTEGNA E I FUNERALI DI VIANELLO


I media hanno titolato, ai funerali di Vianello, "quel funerale, come un Mantegna" . Per quanto dispiaciuto profondamente dalla scomparsa dell' 88enne Raimondo Vianello, in quanto persona e in quanto pezzo di TV italiana, non posso essere d'accordo su questa asserzione che definisco irriverente e pacchiana. La scomparsa tragica e prematura di una vita umana sacrificata sull'altare dell'incoscienza, della malvagità, o dell'ignoranza rappresenterebbe una scena degna del Mantegna. Una scena come i funerali del giovane operaio ghanese morto sul lavoro a La Spezia, i cui familiari poveri hanno impiegato più di un mese per venire dal Ghana in Italia ad assistere ai funerali e dopo che i colleghi di lavoro del defunto hanno dovuto fare una colletta per il funerale. QUESTA è un'immagine degna di essere rappresentata dal Mantegna, non i funerali di un uomo benestante, che ha avuto il massimo dell'assistenza sanitaria e che si è spento dopo una vita di successi. Meditiamoci su.

venerdì 27 novembre 2009

FESTIVAL DELLE LETTERATURE

Carissimi,

come potete vedere, dopo un periodo di pausa teso a intessere rapporti lavorativi per campare la famiglia, torno presentandovi il festival delle letterature dell'Abruzzo, giunto alla sua settima edizione.
E' iniziato ieri, ma durerà fino a domenica 29 e vale davvero la pena farci una visitina. QUest'anno autori prettamente locali, case editrici piccole indipendenti e agguerrite, su tutto si erge il patròn Giovanni Di Iacovo, coadiuvato dal mirabile registro giornalistico pacato e indagatore del bravissimo Paolo Ferri e di altri validi nomi, giovani e meno giovani, del panorama abruzzese. Edizione in memoria di Alda Merini.

Andateci, ne vale davvero la pena.

domenica 17 maggio 2009

MARCO ALESSANDRINI SINDACO DI PESCARA

Nella foto: il candidato della lista Patto Riformista Nicola Simone -( io )- con il candidato sindaco

lunedì 11 maggio 2009

NICOLA SIMONE CANDIDATO AL COMUNE E ALLA PROVINCIA DI PESCARA

Nicola Simone candidato con la lista “PATTO RIFORMISTA”

 

 

PROGRAMMA ELETTORALE PESCARA 2009


Mi chiamo Nicola Simone, compirò 40 anni il 12 Maggio prossimo e si professione sono Biologo. Sono sposato e abito da circa otto anni a Città Sant’Angelo, ma le mie origini sono di un paesino alle pendici della Majella, San Valentino in Abruzzo Citeriore.

Ho quai 25 anni di attività politica alle spalle, iniziata giovanissimo tra le file della Federazione Giovanile Comunista, poi nel movimento universitario della Pantera del 1990 fino ad approdare finalmente al pensiero Liberale-Socialista che a mio avviso rappresenta il presente e il futuro dell’Italia e dell‘Europa.

In questo comunicato voglio esprimere il mio pensiero e il mio programma elettorale, per il quale mi batterò assiduamente in consiglio comunale qualora i cittadini decidessero di accordarmi la loro preferenza.

 Pescara è una città giovane, dotata di ottima posizione strategica e, pur con gravi problemi, ancora potenzialmente “a misura d’uomo”. Innumerevoli sono le possibilità che questa città può avere per rilanciarsi a livello nazionale e internazionale, se solo gli amministratori fossero adeguatamente capaci e lungimiranti. Ecco alcuni punti fondamentali del mio programma elettorale:

 La viabilità può essere molto migliorata con delle opere pubbliche che consentano maggiormente il transito sulle direttrici nord, sud ed ovest per agevolare il flusso dei pendolari che si recano da casa al lavoro e viceversa, scaricando così in parte il centro città da traffico ed inquinamento.

  1. al tempo stesso, incentivare l’uso della bicicletta in centro, con bus attrezzati per il trasporto di bici in maniera che tutti, anche gli anziani, possano usufruirne, quando stanchi. o per tornare in zone collinari in salita (colli)
  2. per questo occorre anche un maggiore controllo del traffico e della velocità delle auto, per cui propongo di rimuovere le barriere fisiche poste in zone strategiche che danneggiano solo le sospensioni e sostituirle con rilevatori di velocità a fotocamera, di modo che i pedoni e i ciclisti possano transitare più sicuri, mentre gli automobilisti saranno affrancati dai fastidiosi dolori alla schiena e dai danni alle sospensioni delle loro auto. Mi riferisco soprattutto alle strade che dai diversi colli portano in discesa verso il centro o Piazza Duca degli Abruzzi.
  3. rilanciare l’imprenditoria pescarese con numerose iniziative tra cui una pesante campagna pubblicitaria a livello nazionale che ponga Pescara come “la città del mare, del divertimento, dello shopping”. Inutile dire che la concentrazione di negozi che ha la nostra città è caratteristica peculiare per attirare turisti anche nazionali che vogliano passare le vacanze al mare senza rinunciare ai piaceri più “mondani” della vita come andare in giro a far compere, passare la serata in locali di diverso genere, tutto concentrato in un‘area abbastanza gestibile anche a piedi
  4. sfruttare al meglio la zona industriale creando infrastrutture tali da rendere maggiormente appetibile l’impianto di nuove attività industriali, ma nel rispetto del protocollo di Kyoto relativamente alle emissioni di CO2 e all’impatto ambientale.
  5. affrontare le politiche giovanili andando incontro a quelle che sono le tendenze delle nuove generazioni come gli sport urbani (city bike, sk8) e le nuove forme di arte urbana coinvolgendo i diversi gruppi in un grande festival nazionale che si terrà annualmente in città e che vedrà coinvolti writers, rappers, sk8ers e chiunque abbia voglia di vivere una città giovane per giovani, con all’interno numerose competizioni e premi. ‘idea base è quella di creare un festival internazionale che veda Pescara come città contemporanea e brulicante di vita ed energia Il titolo previsto per questo festival è “Signs and Voices: Live the City, Breathe the City, BE the City” (segni e voci – Vivi la Città, Respira la Città, SII la Città). All’interno del festival vi sono innumerevoli spunti per vivere la multiculturalità, il gap generazionale, lo sport e l’arte. In Italia non esiste nessun festival simile, per cui Pescara diventerebbe trampolino di lancio ed esempio di modernità.
  6. affrontare il disagio giovanile attraverso politiche di informazione presso le scuole secondarie e università riguardanti il fenomeno dell’abuso di droghe e alcool, senza demonizzazioni o strumentalizzazioni di sorta, ma dal puro e semplice aspetto chimico–tossicologico e sociologico, per far comprendere ai giovani le conseguenze dell’abuso di alcool e droghe e le responsabilità derivanti da tale uso. .“Conosci il tuo nemico, ma soprattutto conosci te stesso” (Sun-Tzu)
  7. Di pari passo, affiancare campagne di informazione sull’uso di anticoncezionali ed educare al controllo delle nascite e alla pianificazione familiare e più in generale, sulla maternità responsabile, già nell’adolescenza. Intendo sostenere la rete dei consultori familiari affinché riescano a svolgere la loro azione “Prevenire è meglio che curare”.
  8. Il rispetto della natura, per quanto urbanizzata, è fondamentale per garantire una buona qualità della vita; l’uomo in genere, ma soprattutto “l’uomo urbano” ha necessità di avere del verde intorno, per cui intendo proporre la creazione di “aree verdi” dove verranno sistemate le rotatorie per il traffico, possibilmente  attrezzandole con piante arboree ad alto fusto e il cui impianto radicale non vada ad interferire con l’assetto stradale. Anche le aree destinate a pineta devono tornare al cittadino, per potersi rilassare o svolgere attività sportive all’aria aperta. Per la sicurezza del cittadino proporrò la sistemazione di videosorveglianza interna alle pinete, con annesso corpo di guardia in maniera da garantire un intervento rapido in caso di necessità
  9. intendo proporre di riaprire le spiagge libere all’accesso pubblico nelle ore notturne e stilare un regolamento di “comportamento responsabile” ai quale i cittadini si dovranno attenere per poter continuare ad usufruire di questa risorsa pubblica.
  10. Intendo incrementare le attività culturali cittadine, allo scopo di rendere la città più ricca di risorse di svago e attirare l’attenzione internazionale sugli eventi che vi si svolgono. Musica, cultura, sagre, eventi, spettacolo: Pescara deve diventare la “città-vetrina” dell’Adriatico in grado di soddisfare tutti gli appetiti sociali, gastronomici e culturali di coloro che ci vivono e di coloro che ci transitano. Le aree rurali della provincia troveranno così nell’area metropolitana la sua “vetrina” e l’area metropolitana si approvvigionerà dalle aree rurali per le materie prime, la gastronomia, il supporto logistico.

 All’origine dei problemi di Pescara resta comunque a mio avviso la mancata “educazione” dei cittadini a vivere la città responsabilmente e con la massima apertura mentale, grave colpa di precedenti amministrazioni che non sono state capaci di guardare al futuro, ma evidentemente solo a lottizzare la città e a renderla quasi invivibile a causa della loro scarsa lungimiranza (e anche per la loro pochezza, ammettiamolo). Pescara non è diversa da altre città italiane e soffre gli stessi problemi, primo fra tutti una classe politica “vecchia” e composta per lo più da omuncoli, grigi funzionari di partito disposti soltanto a prendere una poltrona qualunque, indipendentemente dalle loro capacità ma solo in base al puro e semplice risultato elettorale, frutto spesso di promesse vane di posti di lavoro o consulenze al comune oppure di vincite di ipotetici appalti. Solo pochissimi hanno osato cercare di pianificare un futuro per questa città e spesso sono stati brutalmente ostacolati da coloro che volevano che le cose restassero così come sono per poter continuare a fare i loro comodi.

Va detto, a onore del vero, che con la precedente guida di Luciano D’Alfonso la città e i cittadini avevano iniziato ad accorgersi delle potenzialità che la città stessa poteva esprimere, potenzialità che purtroppo anche a causa di recenti eventi di tipo giuridico, non sono state espresse. Adesso è iniziata di nuovo e in anticipo la tornata elettorale che deciderà chi sarà il nuovo sindaco e la nuova giunta, ed ecco i soliti noti tornare a bussare alle vostre porte: alcuni vi diranno di avere la bacchetta magica per risolvere i problemi, altri vi prometteranno un futuro pieno di posti di lavoro per i vostri familiari se li voterete, altri ancora giureranno e spergiureranno di non vendersi per una poltrona, ma io e voi sappiamo che le cose stanno diversamente. I grigi funzionari di partito, qualunque esso sia, non saranno mai in grado di vedere oltre il proprio naso (e il proprio interesse).

Io vi posso assicurare due sole cose: la prima è che sono una persona molto capace e che ho la volontà per fare quello che ho proposto, la seconda è che so guardare molto lontano, e con la vostra fiducia e il lavoro di noi tutti vedo Pescara più bella e più vivibile, come mai lo è stata prima.

Per una volta, cittadini, fate una pazzia: votate per una persona seria.

 Grazie

 Nicola Simone

giovedì 15 gennaio 2009

L'ODIO

L'odio.
Che brutta parola per una brutta emozione: è una vita che cerco di tenerla lontana dal mio modo di essere, di vivere, di pensare e di agire. Per fortuna ci riesco bene, ma in certi giorni mi costa una fatica immane non odiare.
La rabbia è ben altra cosa, è solo un momento passeggero nella coscienza. Certo, può far danni anche la rabbia, ma non ha nulla ha che fare con l'odio, che è duraturo e inamovibile, di solito.
Cosa c'entra tutto questo discorso oggi su questo blog?
Non lo posso dire apertamente perchè altrimenti mi censurano, ma quando vedo sganciare bombe su una bandiera ONU non per sbaglio ma proprio perchè era quello l'obiettivo (e non è la prima volta che un certo governo si comporta cosi, una su tutte il tiro dell'artiglieria sulle ambulanze nel 1982), mi chiedo a cosa serva ragionare con governi animati non dalla giustizia e dalla ragione, ma dal puro e semplice ODIO.
Di seguito pubblico la mia "lettera aperta ad un governo oltranzista".
"caro Governo oltranzista,
tu che continui la tua pulizia etnica con la scusa del terrorismo per ottenere finalmente la tua Terra Promessa, non ti rendi conto che costruire le case dei coloni sui cimiteri non è una bella prospettiva.
Caro Governo, già da decenni la tua gente vive nella costante paranoia armata, eppure non desisti da certi comportamenti. Non hai capito che il sangue genera solo altro sangue, ma tu niente: hai capito tutto tu, gli altri non capiscono nulla. Rabin ci ha provato a calmare le acque, ci era quasi riuscito e per non far realizzare il suo processo lo hai ucciso; non accetti nessuna critica e sei sempre pronto a dare del razzista o del nazista a chi ci prova. Non hai riguardo per la tua gente che è stanca di cinquant'anni di guerre, non vedi o non vuoi vedere la realtà delle cose, preferisci che i tuoi cittadini dormano con il mitra sotto il cuscino o nel rifugio piuttosto che cedere a compromessi e restituire la terra sottratta, almeno in parte. Ti crogioli nella paura dei tuoi cittadini e nell'angoscia e nel dolore dei tuoi vicini. Irriducibile e inamovibile marci verso la distruzione tua o del nemico: nessuna tregua, nessuno sconto, nessun armistizio. SOLO ODIO E VENDETTA.
Io invece, caro Stato mediorientale che si affaccia sul Mar Mediterraneo, io non ti odio nè ti ho mai odiato, ma in certi giorni mi fai davvero schifo....perchè dovrei mai credere che tu sia differente da coloro che dici di combattere in nome della lotta al terrorismo?
I tuoi nonni, che tanto hanno patito sappiamo tutti dove, si rivolterebbero dalla nausea a guardarti.
E' proprio vero: il sonno della ragione genera mostri, e la ragione del mondo intero è in letargo profondo. Restano solo i mostri: chi uccide e chi guarda gli uccisi in TV davanti al piatto di pasta nell'indifferenza totale, che tanto ormai una scuola bombardata è roba di tutti i giorni.
A me, in questi giorni mi capita piuttosto spesso di vergognarmi di essere un umano...a Te non succede mai?"

martedì 13 gennaio 2009

ADDIO MARIO

Se n'è andato,
anche il mitico Mario Magnotta, personaggio reso famoso all'inizio degli anni '90 con il famosissimo scherzo telefonico detto della "lavatrice" e diventato icona trash-pop-demenziale a livello nazionale.
Un uomo solo ha fatto diventare l'abruzzo e la città dell'Aquila famosi per aver pronunciato la fatidica frase:
"mi iscrivo ai terrorishti !!"
Personaggio tanto pittoresco quanto simpatico, Mario ha lasciato un vuoto che la tv spazzatura non riuscirà a colmare, e su YouTube rimarranno i suoi dialoghi rabbiosi e dissacranti, le sue urla blasfeme e le sue parolacce sguaiate.
Una cosa è certa: le famose 480.000 lire non le ha pagate (segui il link)
Addio Mario, ti dedicheremo una strada, promesso.

giovedì 1 gennaio 2009

... E BUON PRINCIPIO..

Un sereno 2009 a tutti, amici, amiche colleghi, parenti, passanti distratti, politici corrotti e non corrotti, elettori elettrici, fattori e fattrici, trattori e trattrici.
Si vede che sto 'mbriaco..



(clicca per vedere)

BUONA FINE.....

Riporto il testo di una gustosissima canzone di Domenico Modugno del 1976 dal titolo "Malarazza" tanto per ricordare come è finito il 2008 qua interra d'Abruzzo...è in siciliano ma rende bene l'idea. Buona Fine.

Tu ti lamenti ma che ti lamenti,
pigghia nu bastoni e tira fora li denti (x3)

Un servu tempu fa d'intra na piazza
prigava a Cristu in cruci e ci dicìa:
“Cristu, lu mi padroni mi strapazza,
mi tratta comu un cani pi la via

si pigghia tuttu cu la so manazza.
Mancu la vita mia dici ca è mia,
distruggila Gesù ‘sta ‘malarazza’,
distruggila Gesù, fallu pi mmia,
fallu pi mmia”.

Rit.
Tu ti lamenti ma che ti lamenti,
pigghia nu bastoni e tira fora li denti (x2)

E Cristu m'arrispunni dalla cruci:
“Picchì, si so spizzati li to vrazza?
Cu voli la giustizia si la fazza,
nisciuni ormai chiù la farà pi ttia.

Si tu si un uomo e nun si testa pazza
ascolta beni sta sintenzia mia,
ca iu 'nchiudatu ‘n cruci nun sarìa
s'avissi fattu ciò ca dicu a ttia,
ca iù 'inchiadatu in cruci nun saria”.

Rit.
Tu ti lamenti ma che ti lamenti,
pigghia nu bastoni e tira fora li denti (x4)

lunedì 8 dicembre 2008

BITEFIGHT

Ciao Amici,

anche io sono stato contagiato dai giochi di ruolo online, forse in virtù del fatto che sono stato ungrand giocatore di D&D e GiRSA....cmq, ora sono un vampiro (ahahah! che altro potevo essere?)
Per cui amici, sacrificate un po del vostro sangue e fatevi mordere dal vostro affezionato notturno cliccando sul lin k di seguito (non ci sono spywares o altro, è solo un gioco)

BITEFIGHT

Grazie e....buona notte!


martedì 2 dicembre 2008

RAPPORTO ADOLESCENTI:SOLI TRA SBALLO E INTERNET

Cari amici,

leggo oggi dal sito dell'ANSA che è stato presentato a Bologna il rapporto annuale sulla salute degli adolescenti, dove emerge clamorosamente (!!!) l'incremento dell'uso di alcool e stupefacenti nei giovani, insieme all'uso di Internet ma, badate bene, solo per quanto riguarda l'uso di chat e YouTube .
Cosa dire? Innanzitutto, non mi risulta nessuna novità, a parte forse una "mezza" denuncia da parte degli stessi adolescenti intervistati circa la scarsità di regole imposte dai genitori...per il resto, non sono affatto meravigliato di questi dati e anzi secondo me sono anche sottostimati (campione di 1200 adolescenti su base nazionale).
L'uso di alcool e droghe ormai ha acquisito sempre più valenza di sostanze "socializzanti" data la scarsissima cultura generale delle nuove generazioni, unita alla pressochè inesistente capacità comunicativa (sembra che i ragazzi di oggi abbiano un vocabolario d'uso comune di poco più di 200 parole!).
Non che ai miei tempi fosse diverso, non così tanto...c'era però un enorme "freno" dato dalle regole imposte dentro casa cui era abbastanza difficile trasgredire se non con immani sforzi e sacrifici...del resto, sono convinto che la personalità si formi negli stenti e non negli agi, per cui non ci si può lamentare se i ragazzi di oggi (e ne conosco tanti) sono piuttosto....carenti di carattere e facilmente possono cadere plagiati da idee malsane imposte da personalità devianti..
Mi riferisco ad esempio ad un colloquio avuto con un mio ex-studente, tale M. che mi raccontava di fumare eroina perchè gli conferiva maggiore vigore sessuale....ora, chi ha un minimo di cultura scientifica saprà che l'eroina ha, tra i primi effetti collaterali, l'impotenza...per cui la convinta affermazione del mio giovane amico M. era basata solo e soltanto sulla base delle dichiarazioni di un non identificato ma carismatico pusher. Fortunamente sono riuscito a far desistere il novizio tossico dai suoi "consumi", e pare che ora righi dritto...ma è un caso su 1000. Non tutti i ragazzi hanno un professore o un amico competente e disposto ad affrontare razionalmente e senza pregiudizio i loro problemi, purtroppo.
Se poi aggiungiamo che il controllo sociale che le famiglie dovrebbero esercitare sulla propria prole è inesistente, anzi si avverte chiaramente il fenomeno del "difendere i figli a spada tratta anche negando l'evidenza" si capisce che alla fin fine i ragazzi non sono neanche tanto male per come stanno le cose.
Del resto, se genitori 40-45enni sono impegnati a fare i "giovincelli", dove lo trovano il tempo di badare ai propri figli? E soprattutto, che esempio volete che gli diano?
Io sono molto preoccupato nei confronti di queste nuove genrazioni, però sono anche convinto che siano ragazzi buoni e intelligenti, purtroppo ridotti a carne da macello nel nome del consumismo sfrenato e dell'appiattimento delle coscienze; io li vedo che si guardano intorno e si rendono conto che qualcosa non va, ma non hanno i mezzi e il raziocinio per capire "cosa" non vada.
Una volta Corrado Guzzanti in un suo sketch dove interpretava un "manipolatore occulto" diceva:
"obiettivo 1 completato: rincoglionire i giovani con figa, soldi e pallone"
Bravi.

lunedì 24 novembre 2008

ADDIO SANDRO

Se n'è andato.
Sandro Curzi non è più tra noi, e per uno come me che ama l'uso delle parole per la forza intrinseca che possiedono, la sua scomparsa è un grande dolore, come uomo, giornalista e politico. Per intenderci, uno della classe 1930 che a soli 13 anni entra nella Resistenza romana, a 15 ha la tessera del PCI nonostante fosse minorenne, uno che ci ha creduto, che ha documentato come giornalista fatti che hanno segnato la storia dell'ultimo secolo, dall'alluvione del Polesine alla liberazione dell'Algeria dal colonialismo francese.
Giornalista del PCI prima, poi di RAI, direttore del TG3, poi a TeleMonteCarlo, poi anche al Maurizio Costanzo Show, candidato politico nelle liste di Unità Socialista, Sandro era innanzitutto un brav'uomo, uno che anteponeva la forza della ragione alle ragioni della forza, e tanto mi basta.
In quest'epoca di omuncoli, un uomo ragionevole in meno è una perdita immane.
Addio, Sandro, la tua mancanza si sentirà.

sabato 22 novembre 2008

FACEBOOK SI - FACEBOOK NO ??

Ebbene si,
dopo tanto tempo, le mie barriere hanno ceduto e anche io sono caduto vittima del fenomeno Facebook...
E' vero, esattamente come altri siti del genere è pieno di gentaccia e gentucola, di gente che si crede qualcuno senza avere nulla da dire, di persone che credono di vivere una vita che non gli appartiene (c'è anche chi ha messo le foto della barca a vela di D'Alema spacciandola per propria!) e umanità varia (o meglio, avariata)....c'è però un piccolo particolare, che un amico mi ha raccontato: si possono cercare i nomi dei tuoi compagni di università che non vedi da dieci o più anni, dei tuoi amici con cui marinavi la scuola vent'anni fa etc.etc.
Insomma, per farla breve ho creato un mio profilo piuttosto dettagliato e mi sono messo a cercare in giro e....sorpresa! Ho ritrovato tanti cari amici e amiche perduti nelle pieghe della storia (e pure della geografia)...gente che come me vive una vita normale con problemi normali e però continua, in qualche modo, a tenersi in contatto con il mondo e con chi è loro caro.
Che dire quindi in conlcusione? Facebook è oppure non è, l'ennesima cazzata mediatica della Rete?
La risposta la potete leggere tra le righe, e per chi non l'ha capita eccola in sintesi: è un mezzo di comunicazione VIRTUALE dove gente REALE riesce a contattare persone REALI (e perciò è una buona cosa), però è anche un posto dove la gente NON REALE vive un mondo IRREALE per spacciarsi per quello che non è, o meglio per spacciarsi per quello che non ha il coraggio di essere (e questo non è una buona cosa). Insomma, non è buona nè cattiva, ma entrambe le cose, dipendendo dall'uso che se ne fa.
Io sono contento di aver ritrovato molti miei vecchi amici e aver scoperto che non sono cambiati.
A presto

mercoledì 22 ottobre 2008

BENVENUTI A STI' FROCIONI

Parafrasando Lino Banfi e Wu Ming, il titolo non è assolutamente omofobico nè intende essere offensivo per alcuno, ma sta a sottintendere la dominanza di una subcultura (specialmente politica) basata su ignoranza, pressapochismo e becero umorismo da caserma. Mi riferisco al paragonare il Ministro Carfagna a Santa Maria Goretti (addirittura!), alla Gelmini che sta finendo di demolire la scuola pubblica come già erano giunti a buon punto i suoi predecessori (di destra e sinistra, diciamolo pure), alla privatizzazione delle Università, alla "pulizia etnica" nei confronti della ricerca pubblica per finire con le dichiarazioni di un noto filosofo e pensatore (che per passatempo fa il portiere del Milan) su Mussolini e quanto era figo il fascismo, peccato per quei soliti "4" ebrei morti "per sbaglio" che pesano sulla coscienza...e via con stronzate del genere (degeneri). Ma che ve lo dico a fare, che tanto la gente insorge soltanto quando minacciano di non trasmettere le partite di calcio in "chiaro"? Ce lo meritiamo tutto questo, è evidente.
Non ho parole, sono talmente nauseato che non voglio nemmeno proseguire il post, e concludo perciò citando l'ironico (si fa per dire) CapaRezza che canta:

" Si stava meglio quando si stava peggiorando,
gli oppositori traditori peggio di Ronaldo.
Non li mandavano al fresco di una cella
ma al caldo dei Caraibi su navi di Jack Sparrow.
Prof, il ventennio pimpamelo,
scrivi che i partigiani quel tempo lo vissero.
Di relax in pedalò, piedi nudi nei sabot,
25 aprile giorno dei caduti di Salò.
Umberto di Savoia non andò via,
ma che repubblica, la gente vota monarchia.
Non c'è partita tra re e democrazia,
come mettere la PSP col Game Gear.
E la Costituzione è un cd con una traccia,
l'ultima hit da spiaggia.
Il nonno di Eminem minaccia:
"Tutta l'Europa deve suonare il piano Marshall!"


A posto così, continuiamo a farci del male.

Saluti

sabato 5 luglio 2008

ENNIO IACOBUCCI: ALCUNE FOTO

Ecco alcune foto in bassa risoluzione di quel genio del giornalismo di guerra che è stato Iacobucci.
Andate a vedere la mostra, se avete un minimo di coscienza storica e un briciolo di cuore di fronte alle sorti dell'umanità in guerra. Ne uscirete sicuramente sconvolti, ma più maturi.










ENNIO IACOBUCCI, REPORTER DIMENTICATO

Riporto di seguito l'articolo pubblicato sul blog "Malaparata" http://malaparata.splinder.com sul nostro conterraneo ENNIO IACOBUCCI, da San Vincenzo valle Roveto. Eroe tragico del giornalismo di guerra. Leggete, meditate e se potete, andate a vedere la mostra al museo trastevere a Roma.


si chiamava ennio, ennio iacobucci, e voleva diventare un grande fotografo. la fregatura è dove nasci. se nasci figlio di contadini in un paesino dell'abruzzo puoi finire i rullini sulle pecore, sui monti, sulle pietre, nessuno ti si fila, finisce che tuo padre ti da un colpo di zappa sulla macchina fotografica e ti fa capire che tra l'uno e l'altro attrezzo devi scegliere quello più duro, più pesante ma più sicuro. allora a sedici anni ennio scappa, va a roma. fa la fame, fa il lustrascarpe, insomma, si arrangia. nel sessanta incontra uno della reuters, è la svolta. va a bruxelles e impara il francese, poi a londra e impara l'inglese. poi da londra lo buttano fuori, ma lui sa già il mestiere. nel sessantasette va in palestina. c'é la guerra dei sei giorni, lui fotografa profughi e prigionieri. fotografa la guerra. ecco, ennio ha trovato il suo mestiere. far sapere la guerra, quella vera, dura, farla capire a chi è lontano, taglia l'arrosto, accende il ventilatore, gioca coi bambini. è bravo ennio, e lo sa. finito il lavoro in palestina quello della reuters lo invita ad andare con lui in vietnam. è il sessantotto, gli americani e i sudvietnamiti se le danno a morte con quelli del nord, i comunisti. ennio se ne sbatte di chi vince o perde, fotografa tutto, civili, morti, prigionieri, battaglie, ospedali, gente che dorme, che piange, pezzi di gente anche. già, lui deve far sapere. le sue foto fanno il giro del mondo. newsweek, paris match, time, il new york times. è famoso, mentre è lì sposa una ragazza vietnamita, lo propongono anche per il premio pulitzer, conosce la fallaci. poi la fregatura. se fotografi una guerra stai attento alle pallottole, alle bombe, mica alla propaganda della politica. così lui fotografa una battaglia dove americani e sudvietnamiti le prendono. per loro è una disfatta, ma lui scatta tutto, sviluppa i rullini e li consegna a france press. il servizio è pubblicato, gli usa si incazzano, lui è fuori dal giro. va in laos, in cambogia, fotografa la fine della guerra. nel settantacinque è il solo a fotografare la vittoria dei khmer rossi. ma ormai non piace più a nessuno. già, non puoi raccontare le cose come vanno e farla franca. a qualcuno pesti i piedi, e puoi anche trovarti senza lavoro. finisce la guerra e anche il matrimonio, ennio torna a casa, ma non sa che fare. non ci può vivere in un posto dove se vuoi far le fotografie devi farle agli attori famosi e ubriachi nei bar di via veneto. lui sa scattare il dolore, la tragedia, l'azione, la polvere. quel luccichio notturno son solo i lampioni e il traffico della capitale, mica i bengala su saigon o le bombe al fosforo sul mekong. ennio torna a casa, è solo, povero, in trentasette anni il mondo gli ha già dato tutto e tolto tutto. così, nel settantasette, dopo ventuno anni da quando era scappato dalla casa di contadino dei suoi, in abruzzo, per venire a roma e dopo aver girato il mondo e visto le guerre e gli aerei e i bombardamenti e gli elicotteri e la gente morta e altra gente che piange la gente morta e i soldati feriti e i pezzi di soldati saltati sulle mine, dopo tutto questo ennio iacobucci scende nella cantina di casa sua a roma e si impicca. questa è la storia di uno che voleva diventare grande, che lo era diventato, poi però il mondo è cambiato e lui non ha retto. questo fino a ieri. oggi no. oggi, dopo più di trent'anni, fanno una mostra a roma, con centoventi scatti fatti da ennio iacobucci. foto vecchie, sembra storia passata. una mostra da guardare bene, vedere l'orrore e sapere che quell'orrore esiste ancora oggi, uguale, solo più moderno, digitale, un orrore a colori fotografato a dodici megapixel. la mostra di ennio invece è roba fatta con la rollei o la leica, e la pellicola ilford o kodak in bianco e nero. centoventi foto di guerra, dure, crudeli, vere. il motivo per cui diventò famoso, il motivo per cui diventò nessuno. raccontare la verità di una guerra. oggi ennio sarebbe contento, almeno della mostra che gli fanno al museo di trastevere. di come vanno le cose nel mondo forse no, di questo sarebbe triste. di guerre da raccontare con la macchina fotografica ce n'é fin troppe nel pianeta, ma ormai non le vuol conoscere quasi più nessuno. nessuno vuol sapere la verità. di guerra si può morire una volta, non due.

venerdì 4 luglio 2008

"LAUREATO, NUN TE VOIO"

Recentemente l'Università di Parma ha pubblicato uno studio nel quale afferma che numerose imprese piccole e medie non assumono laureati di sorta, citando nomi, cognomi, imprese etc. Effettivamente mi trovo daccordo con quanto da loro riscontrato, ma ci sono delle precisazioni, (anche parecchie aggiungo) da fare.
Che dire? Da dove iniziare? OK, troviamo un punto d’inizio: il collasso della formazione universitaria e scolastica in genere, dalla Falcucci (1986) passando per Ruberti (1990) e andando via così…oggi la maggior parte dei cervelli laureati sono poco piu che diplomati decenti e i diplomati hanno livelli da terza media di vent'anni fa; gli esami si fanno con dei quizzetti a scelta multipla e i crediti te li puoi magari fare anche giocando a Risiko…dove sono finiti gli esamoni orali da un’ora e mezza a persona, dove il professore ti faceva a pezzi talmente piccoli che ti ci voleva un mese a recuperare lo stress? boh. Io so una cosa, mi ricordo perfino le cosucce di esamini complementari fatti nel 1991, con professori ultrasettantenni che ti facevano pelo e contropelo e alla fine ti dicevano: "lei è un ragazzo intelligente e preparato, le do 24, che ne dice?" (e giù a smadonnare, che se rifiuti ti sbattono fuori dalla casa dello studente), mentre giovani colleghi laureati da meno di un anno gia non ricordano piu nulla di quanto studiato (non mi sto inventando nulla, se volete faccio anche nomi e cognomi)…le mani di un operaio che sa fare il suo lavoro sanno essere magiche, il cervello di uno smidollato non va bene nemmeno per il brodo, questa è la realtà. Aggiungiamoci anche il fatto che imprese di tipo tecnico-artigiano non richiedono particolari competenze di tipo specialistico, per cui magari si affidano a professionisti del terziario all'occasione per consulenze. Aggiungiamoci ancora che un'impresa familiare da generazioni, con dirigenti ottantenni o quasi e figli dirigenti "solo-perchè-papà-mi-vuole-in-azienda" poco si presta (e gli esperti di marketing ne sanno tristemente qualcosa) ad ascoltare consigli del "dottore assunto da poco" detto anche "lo straniero" (giuro che ho sentito così). E pensare che il Sig.IKEA dei suoi 3 figli non ne ha voluto nemmeno uno in azienda perche "erano poco capaci"....ed ha affidato la dirigenza tutta ad "esterni"....
Iniziamo daccapo, volete?
Innanzitutto riappropriamoci della cultura "vera" e della dignità del titolo di “dottore”: non per fare come qui in Abruzzo “lei-non-sa-chi-sono-io” che tanto ormai dottori lo siamo tutti, bensì per il senso atavico della parola “dottore”, cioè “dotto, erudito”…e scommetto che qualche pirla che leggerà non saprà nemmeno che vuol dire “erudito”…e forse è pure laureato. Non è granchè ma almeno la smetteremo di ascoltare gente che (spesso a ragione) sento affermare: "toh, quello è laureato e ne capisce meno di me".
Abbiamo bisogno di cultura, ma non sto parlando di arte, musica e spettacolo, che per quelle alla fine basta avere talento (vabbè facciamo finta che basti il talento)...sto parlando di "conoscenza" nei campi delle scienze, della tecnica, della giurisprudenza e della letteratura..Scopriamo nuove molecole per far drizzare il pisello ad anzianotti obesi e cardiopatici e d'altro canto curiamo malattie come la tubercolosi con farmaci degli anni '50...tanto, chi ha la tubercolosi ormai o è povero o vive nel terzo mondo, non è economicamente vantaggioso investire in quei farmaci, no?
Viviamo in un paese dove l’adolescente medio ha un vocabolario linguistico di poco piu di 200 parole (in italiano...in inglese ne avrà 20 circa) e magari ha un padre o uno zio assessore regionale e lavora mentre noi poveri bifolchi emancipati dal sudore speso sui libri ci rassegnamo a fare lavori anche umili pur di campare la famiglia… quadretto abbastanza disastroso, vero? ma attenzione, non lamentiamoci troppo: è anche colpa nostra, purtroppo. (segue)

giovedì 19 giugno 2008

LA LEGA DEI FURIOSI

A Perugia, nei primi anni '90 imperversava una corrente di pensiero creativo anarco-nichil-futurista chiamata "La Lega dei Furiosi". Non ebbe grande successo, ma il loro motto resta valido, ora piu di allora. Ne riporto lo slogan, sperando che qualcuno ne faccia tesoro.


"Siamo solo subcultura, roba per minorati, siamo la cattiva coscienza di un mondo che afferma di aver debellato il male e lo coltiva, siamo La Lega dei Furiosi"



Vostro,

NoSferatu

giovedì 5 giugno 2008

AHMADINEJAD, MUGABE E L'IPOCRISIA DEGLI OCCIDENTALI

Eccoli: a Roma sono giunti il presidente iraniano e il presidente dello Zimbabwe.
Uno testa di serie della lista degli "stati canaglia" secondo G. W. Bush e compagni, l'altro satrapo presidente a vita di uno stato che era considerato il "granaio d'Africa" e che ora è allo sfascio totale e dipende dagli aiuti umanitari praticamente in toto.
Dall'altra parte, un nutrito gruppetto di politicanti e statisti dell'ultima ora, (mi riferisco agli italiani in primis, ma non solo), imbarazzato dalla presenza di questi due "scomodi elementi" al tavolo FAO.
In mezzo, la pseudo-stampa italiana che monta il caso giornalistico sulla falsariga del caso Nixon, ovvero "stringereste la mano a questi due?"
Che dire? Appare innanzitutto chiaro un fatto: la politica intesa come diplomazia, cura delle relazioni internazionali e "tatto" nella tutela degli affari di Stato ormai non esiste più, non in mano a questa torma di ignoranti pressapochisti omuncoli di pseudo-destra e pseudo-sinistra.
Emerge ancor più subdolo un altro fatto, più allarmante: la FAO, in quanto organismo ONU, è anch'essa un giocattolo di USA e G8 in genere? Purtroppo sembrerebbe di si.
Non sto a sindacare sui meriti (o meglio, i demeriti) che hanno portato questi due scomodi elementi ad essere considerati dei "paria" della politica internazionale, peraltro inoppugnabili, ma voglio invece inveire contro il modo di fare politica internazionale di questi ultimi dieci-quindici anni.
Un politico di vecchio stampo non si sarebbe mai posto il problema se stringere o meno la mano al sig. Ahmadinejad o al sig. Mugabe: lo avrebbe fatto senz'altro nel nome del tatto e dell'etichetta proprie delle relazioni diplomatiche, dopodichè si sarebbe seduto al tavolo con loro e gliene avrebbe cantate quattro come si deve, utilizzando tutte le tattiche proprie dei canali diplomatici, ovvero di chi non ha intenzione di bombardare altri stati a meno che non si adirettamente minacciato.
Il fatto che gran parte dei canali relazionali sia stato precluso a questi signori denuncia innanzitutto la chiara volontà belligerante di certi paesi occidentali, e in secondo luogo l'ipocrisia dei grandi gruppi industriali e delle lobbies che da un lato "snobbano" i due presidenti e dall'altro ci fanno affari più o meno alla luce del sole.
Mi riferisco agli interessi di Finmeccanica e Ansaldo in Iran, agli interessi commerciali e di concessione mineraria di alcuni paesi europei (devo fare i nomi? studiate la storia) che vorrebbero tanto si ritornasse ai cari vecchi tempi in cui lo Zimbabwe si chiamava Rhodesia.
Banale e ancora più ipocrita la scusa delle violazioni dei diritti umani perpetrata dai due paesi, soprattutto in virtù del fatto che ai cinesi non è stato detto nulla, e tantomeno agli americani, dopo che il sig. Bush ha detto testualmente giorni fa che "la tortura è giustificata se c'è la minaccia di terrorismo", cioè praticamente sempre.
Concludo con un piccolo appunto: il tavolo FAO in questa occasione si propone di studiare e eventualmente trovare soluzioni nuove al probelma della fame nel mondo che anzichè diminuire col tempo è aumentato...cosa c'entra tutta questa "bagarre" con la fame nel mondo? Se i due presidenti sono venuti con intenzioni collaborative (deliri del presidente iranaiano a parte), precludere loro i tavoli di incontro o comunque non adempiere in pieno ai doveri di ospitalità propri dell'etichetta rappresenta uno schiaffo, una provocazione peraltro gratuita in una situazione dove ci vorrebbe più buonsenso e meno sfoggio di muscoli.
Pensate un pò: noi siamo il paese che ha dato i natali a Nicolò Machiavelli...che vergogna.

IL REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA DANNEGGIA LA SALUTE PUBBLICA

il considerare reato l'immigrazione clandestina è rischioso per la salute pubblica in quanto l'immigrato clandestino portatore di patologie gravi, per timore di essere espulso o peggio incarcerato eviterebbe qualsiasi contatto con le strutture sanitarie. E' per questo motivo, oltre che per motivi umanitari che il diritto all'assistenza sanitaria è esteso a tutti, cittadini italiani e non, regolari e clandestini. Spesso infatti chi immigra clandestinamente viaggia in condizioni degne delle vecchie navi negriere che trasportavano schiavi negli USA nel '700 e '800, portando a volte con se insetti veicoli di patogeni o covando infezioni che da noi rislutavano pressochè debellate, come la tubercolosi polmonare. Porre l'immigrato clandestino nella condizione di evitare qualsiasi forma di struttura pubblica, ospedale, medico generico o pronto soccorso che sia per timore di essere identificato quale "illegale" e pertanto incarcerato/espulso, equivale ad aumentare il rischio di diffusione di focolai di infezione difficilmente identificabili e circoscrivibili, esattamente come e accaduto e accade nei sobborghi degli USA con immigrati clandestini provenienti prettamente dall'area centro-americana, i cosidetti "mojados".
E' un dovere morale oltre che costituzionale garantire assistenza sanitaria a CHIUNQUE, non solo appunto per motivi etici ed umanitari, ma anche per prevenire e curare tempestivamente malattie infettive e garantire così lo stato di salute di un'intera popolazione"